A.D. 1357

XI edizione

Il Castrum de Sancti Cassiani ad Decimum

Grazie alla sua dominante posizione geografica per il controllo viario del territorio tra Siena e Firenze, San Casciano “deve la sua fortuna alla sfortuna” … dopo un susseguirsi di assedi e di distruzioni, tra le quali, quelle di Arrigo VII (1312), Castruccio Castracani (1326) e della Gran Compagnia di Fra Moriale (1354), la Repubblica di Firenze si convinse a fortificare San Casciano spendendo oltre 35mila fiorini per la sua realizzazione.

“Il 1357 è una data importantissima per San Casciano perché segna la nascita di una comunità. Lo Statuto, approvato in data 20 marzo, si distingue per ricchezza e completezza di particolari, descrive la vita sociale e civile del castrum, ma non solo, è possibile ricostruire l’area urbana interna alle mura, conoscere la divisione dei quattro quartieri (San Casciano, San Giovanni in Sugana, San Pancrazio e Santa Cristina a Montefiridolfi) con i loro confini e i loro nomi, capire la disposizione urbana degli edifici, la piazza principale con al centro il pozzo, una Loggia e la casa del Comune, conoscere l’esatta posizione delle quattro porte d’accesso al castello e i loro nomi oggi dimenticati: le due porte maestre Porta Fiorentina e Porta Santa Maria, Porta Sant’Angelo e Porta San Francesco, le postierle. Inoltre lo Statuto ci mette a conoscenza della suddivisione territoriale extraurbana in popoli e pivieri con la trama di relazioni tra il castrum e le dipendenti campagne circostanti”.

Quilibet habitans in terra et castro Sancti Cassiani teneatur et debeat spazzare et nittare ante domum suam”.

L’impegno civile e il desiderio di vivere osservando leggi e regole presagiva una coscienza moderna e responsabile di uomini amanti della giustizia, della quiete e della pace, attenti al decoro urbano e alla pulizia degli spazi pubblici e privati.

“Non si potevano lavare i panni o gettare rifiuti nella fonte, nel pozzo o nell’abbeveratoio del Comune e chi infrangeva questa legge era sottoposto ad una multa pari a 10 fiorini. Era vietato il tiro con l’arco o con la balestra; non erano consentiti giochi d’azzardo, le violenze per strada, il torpiloquio e le bestemmie. Era severamente punito chi scatenava risse”.

Versione 2

L’antico codice normativo prosegue trattando materie penali, commerciali, sociali, ambientali e giuridiche. Un documento importantissimo conservato negli Archivi di Stato di Firenze che è ancora in ottimo stato di conservazione; è costituito da 172 carte pergamene scritte con inchiostro nero, mentre i titoli e i capilettera sono in inchiostro in rosso. A margine di ogni pagina possiamo leggere numerose e interessanti integrazioni e correzioni dei revisori fiorentini, compiute dal 1358 al 1367. Inoltre il testo è corredato da alcuni disegni, tutti di grande interesse culturale, ma soprattutto uno colpisce l’attenzione: il ritratto di un uomo dal mento pronunciato e la barba incolta, naso prominente, sguardo vigile e corporatura robusta, con una mano brandisce una spada e con l’altra regge uno scudo, in testa indossa un elmo; forse il primo ritratto che si conosca di un sancascianese?